PÈLERINAGE
Omaggio a Micha van Hoecke
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coreografieMisha van Hoecke riallestita e rivisitata da Miki Matsuse
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interpretiEmanuele Amoroso, Pietro Autiero, Adriana Cristiano, Noemi De Rosa, Sabrina De Luca, Alessandro Esposito, Arturo Minutillo, Alessia Muscariello, Maite Rogers, Loris Vestuto.
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musicheBerlioz, El livre Vermell de Montserrat, Rachmaninov, Golden Gâte Quartette, Wynton Marsalis, Bob Dylan, Keith Jarret
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costumiMiki Matsuse
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light designerGiuseppe Ferrigno
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produzioneBorderlinedanza 2025
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con il contributo del MIC, della Regione Campania, Raidfestivals, Residenza C.Re.A.Re. Campania
Pèlerinage: lungo i sentieri tortuosi dell’anima, attraverso i boschi selvaggi e le alture impervie dello spirito; sulle orme di quei pellegrini che, nell’Europa dei giubilei, inseguivano l’immagine di Dio fra Eremi, Santuari, Cattedrali. Un itinerario che abbraccia danza musica e parola: dalle pagine più evocative dell’Harold en Italie di Berlioz, alle espressioni della liturgia medievale e gregoriana, al blues e al gospel, come un fitto mosaico devozionale; dai suoni della natura alle voci dei protagonisti performers/attori qui impegnati a dare corpo alle parole di mistici, poeti e religiosi di ogni epoca e confessione. “Micha van Hoecke”.
Borderlinedanza diretta da Claudio Malangone, riallestisce in occasione del Giubileo una coreografia di repertorio del grande maestro e coreografo scomparso da qualche anno, Micha van Hoecke. Scopo del progetto è quello di dare nuova vita a un’opera del passato, adattandola a un contesto temporale e spaziale diverso, a un nuovo pubblico e a nuovi interpreti, permettendo così ai propri danzatori l’opportunità di confrontarsi con un repertorio “classico” e di sviluppare le proprie capacità interpretative. Il percorso di riallestimento è ovviamente affidato a Miki Matsuse, moglie, danzatrice e assistente coreografa del grande maestro.
Parte un altro viaggio di Micha van Hoecke. Non è un viaggio che ha bisogno di spostamenti veri e propri. Non un viaggio visto come “distacco dalla Terra”, senza fine e senza meta. Questo Pèlerinage è il viaggio, nel quale non è poi così importante da dove si parte anche se esiste un punto di partenza. E non è fondamentale ciò che si deve scoprire; in realtà si conosce dove si arriva.
Significativo invece rimane quel cammino di Luce che indica la strada ai Pellegrini nella loro ricerca di sacralità trasferita nei luoghi della Fede. Il viaggio in cui qualsiasi rinuncia al benessere, come al poco posseduto, diventa Fede che porta al luogo Sacro. Un cammino segnato dal Tempo, ma soprattutto da ciò che interiormente ogni Pellegrino porta con sé e trova, e scambia, e perde lungo la Via dei Romei. Era l’Anno Mille quando i Fedeli diventavano viaggiatori per percorrere tutte le strade che portavano a Roma; l’Europa va da Venezia a Roma passando da Ravenna, attraverso quegli itinerari della Fede che si affacciano sull’Adriatico: sacrari, monasteri, rocche, abbazie, luoghi comunque investiti di un valore importante per l’Uomo dell’Anno Mille, Luoghi che diventano momento di riflessione e pausa, di scoperta e privazione, di paura ed estasi, nel momento stesso in cui vengono rapportati al Divino. E allora quei miseri viandanti, il ramingo errante come il più sapiente degli studiosi per una volta accumunati in Terra come avverrà in Cielo, per una volta insieme alla ricerca della Fede, troveranno ad aspettarli parole che forse non hanno mai udito. Sono le visioni sublimi, a volte ardite, delle Spose di Cristo, quelle Mistiche Cristiane del Medioevo come Hildegarde von Bingen, Chiara d’Assisi, Caterina da Siena, donne vissute in Europa tra il XII e il XIV secolo, che squarciavano il Buio con la forza della loro Poesia, invitavano l’Uomo alla contemplazione calandosi nella realtà del loro Mondo, mettendo in guardia dalla fuggevolezza degli accadimenti delle cose terrene, sostenendo la Fede come ricompensa Eterna. E intanto in questo Pèlerinage arriva la notte, e poi un altro giorno; cambia il paesaggio. Il viaggio continua, gli avvenimenti si susseguono, un sasso rotola, un ramo viene spezzato, il Pellegrino vive, dorme e sogna, forse in preda a una febbre mistica che lo sostiene in questo cammino. A volte ad aiutarlo per andare avanti è semplicemente il suono di una campana o è il canto di un uccello che gli dà la forza di proseguire. E così anche il paesaggio cambia ma poi riappare simile, o forse proprio uguale al precedente. Torna per sottolineare quei momenti riconoscibili in un viaggio imprevisto, momenti che tornano a confortare chi ha deciso di affrontare l’ignoto. Ritorna la musica di Hector Berlioz con la Marcia dei pellegrini da Harold en Italie scritto nel 1834. Accanto a questi frammenti, Micha van Hoecke accosta vari momenti musicali, sacri e profani insieme: i Canti Gregoriani per il Venerdì Santo e le parole delle canzoni di Bob Dylan, a comporre quel mosaico di suoni che accompagna idealmente anche il mosaico della Vita di ogni Uomo. Che questo sia un viaggio breve e senza intoppioppure lunghissimo e disseminato di mille difficoltà, poco importa a Micha van Hoecke; potrebbe anche essere un viaggio che non finisce mai, quel pellegrinaggio interiore che ognuno prima o poi compie per trovare la propria dimensione del vivere. Siamo tutti Pellegrini. Pellegrini alla ricerca della nostra Vita: ogni momento diventa una tappa che corrisponde a uno stato dell’anima.E questo Pèlerinage è in fondo la strada che tutti percorrono giorno dopo giorno nella loro esistenza. “Raffaella Mariani”